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25 aprile 2016 a Como

La giornata della Liberazione, non può e non deve essere vissuta con retorica o peggio come un fatto burocratico. Ogni giorno è nostro compito far rivivere e custodire i valori per cui morirono migliaia di partigiane e partigiani. Ogni giorno è nostro dovere esercitare e difendere la sovranità popolare, di cui la Resistenza contro il nazifascismo fu il momento di massima espressione.

Oggi 25 aprile 2016 alle ore 9.30 presso il cimitero del quartiere di Rebbio a Como si è tenuta la commemorazione organizzata dalla nostra Sezione per il compagno partigiano Alfonso Lissi che ha visto la presenza dei famigliari, dell'Amministrazione comunale di Como, di cittadine e cittadini e di rappresentanze di associazioni e partiti. Ringraziamo tutte e tutti per la partecipazione.
Alle ore 11 ci siamo spostati alle celebrazioni che si sono tenute a Como presso il Monumento alla Resistenza europea con la presenza di Sindaco ed autorità istituzionali.
La nostra sezione era presente con la bandiera ufficiale e con il proprio gazebo informativo, a cui molti si sono rivolti per iscriversi all'Associazione.

Pubblichiamo di seguito il testo dell'intervento della nostra sezione alla commemorazione del partigiano Alfonso Lissi:

Care amiche/cari amici e care compagne/cari compagni,
ricorre quest’anno il 71° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Celebriamo la riconquista della libertà, compiuta con il sacrificio di tanti italiani, tra cui ricordiamo oggi il partigiano comunista Alfonso Lissi,  operaio e antifascista, attivo nella lotta politica e sindacale a Saronno, in seguito commissario politico della 52esima Brigata Garibaldi e caduto durante la violenta battaglia di Lenno del 3 ottobre 1944, una delle figure più importanti della Resistenza comasca.

Il 25 aprile cade oggi in un complesso di vicende europee e mondiali che riporta l'orologio della storia in un tempo dove la civiltà e le pratiche democratiche erano pesantemente oscurate. Non è certo questa la società che sognavano i combattenti per la libertà.
Una profonda crisi economica da cui si riesce con difficoltà a vedere una via d'uscita attanaglia il nostro paese; continuano ad essere predominanti le disuguaglianze sociali e forme di discriminazione; è impressionante poi il dato secondo il quale il 28% degli italiani si starebbe sempre più avvicinando al livello della povertà.
Vorremmo ribadire il fatto fondamentale per cui questa Repubblica non corrisponde purtroppo al modello costituzionale, il quale non mette sullo stesso piano capitale e lavoro, ma dà a quest’ultimo il rilievo di valore “primario” da tutelare in tutti i suoi aspetti. Questo è un dato che non si può non rilevare, non solo in relazione ad una serie di provvedimenti presi dai governi, che vanno in direzione diversa rispetto al citato modello costituzionale, ma anche al trionfo del neo-liberismo senza etica né regole, che ha portato alla subordinazione della politica ai poteri economici e finanziari.
Il superamento delle disuguaglianze sociali così come di ogni forma di discriminazione deve avvenire pretendendo l’applicazione rigorosa dell’art. 3 della Costituzione, in tutti i suoi aspetti, compresi quelli meno esplicitati: libertà ed uguaglianza anche come presupposto di dignità della persona. Bisogna rendere chiaro a tutti che le disuguaglianze sono all’origine di ogni conflitto.

L’ANPI resta inoltre ferma sul principio per il quale le indicazioni che la Costituzione dà in ripetute occasioni ai governi, sono, in realtà, “ordini” e come tali vanno eseguiti, certamente in conformità con i tempi e con i problemi economici, ma mai trattati come se fossero mere astrazioni, e deve pretendere (diciamo “pretendere” con forza e consapevolezza) che il lavoro venga rimesso al centro della politica e della stessa realtà sociale del Paese.

In questo momento storico sono migliaia le persone in fuga da guerre e fame. L’Europa come reagisce? Chiudendosi nei suoi egoismi nazionali, alzando muri e fili spinati, non riuscendo a dare alcuna risposta civile ed umanitaria al dramma dei migranti.  Non è questo il futuro cui aspiravano i partigiani, deprivato di coscienza, senso di responsabilità e solidarietà. Ebbene, di fronte a questa drammatica situazione, l'ANPI ha il dovere di compiere il ruolo che le è stato assegnato dalla storia, difendendo e promuovendo la democrazia, la fratellanza tra i popoli, la solidarietà, l’accoglienza e la pace.

Oggi più che mai il 25 aprile rappresenta non solo la celebrazione della Memoria della lotta partigiana, ma anche e soprattutto il baluardo dei valori e delle libertà costituzionali contro i populismi autoritari e contro i progetti nefasti di modifica della Costituzione. Questo non significa conservatorismo e rifiuto di ogni modifica, ma contrarietà ad ogni tentativo di stravolgere le linee portanti, i valori, i princìpi della Costituzione, che è il fondamento della nostra stessa convivenza civile. Si tratta di impegnarsi a fondo, anche attraverso la campagna referendaria, contro riforme che incidono non solo sul tessuto costituzionale, ma anche sulla struttura dello Stato e sulla sovranità popolare.

Un Paese come il nostro che ha subìto più di vent’anni di dittatura dovrebbe essere profondamente antifascista. E tale è l’indirizzo complessivo anche della nostra Carta Costituzionale. Purtroppo non è così. C’è un’orda selvaggia a destra, che avanza proponendo i peggiori richiami al razzismo, alla xenofobia ed ai più beceri istinti “umani”.
In Italia, così come in Europa, assistiamo ad un crescendo di movimenti non solo neofascisti, ma apertamente neonazisti, che cavalcano le crisi sociali, che si inseriscono nelle curve degli stadi, che si insinuano tra gli studenti nelle scuole.
Di fronte a questo stato di cose, diciamo che c’è ancora molto da fare, per ottenere che tutti sappiano che cosa è stato il fascismo, che cosa è stata la Resistenza e perché non è possibile vedere ancora in azione movimenti che si ispirano al fascismo.
Occorre un impegno forte per rinnovare profondamente lo Stato; è essenziale una forte iniziativa per incidere sulla scuola e sulla formazione dei giovani, per rendere i contenuti educativi coerenti con i valori dell’antifascismo e della Costituzione. A questo impegno bisogna aggiungere quello affinché lo Stato – questo Stato – diventi realmente democratico e antifascista; un’azione che va condotta con insistenza, fermezza, con gli organi dello Stato, centrali e periferici, con i Sindaci, con i Presidenti di Regione, con tutto l’apparato pubblico e con iniziative culturali e storiche che coinvolgano i cittadini.
Ricordiamo inoltre che la Costituzione, la Legge Mancino e la Legge Scelba dettano indicazioni chiare a Sindaci, ai Prefetti e Questori su quale sia l’impegno da tenere, ovvero vietare la concessione di spazi pubblici a soggetti che non si riconoscono nel principio antifascista della nostra Repubblica. Indicazione troppo spesso violata, in nome di una presunta libertà di espressione, che distorce pesantemente il significato della nostra democrazia nata dalla Resistenza e dalla guerra di Liberazione dal nazifascismo.

Citiamo le parole di Norberto Bobbio che nel 1964 così recitava «La Resistenza non è un episodio. La Resistenza è uno spirito perenne, un vento che continua a soffiare, una grande fiumana che continua a scorre impetuosamente; la Resistenza è un modo di vivere e di capire le cose che va oltre l’episodio, unisce il passato al futuro, investe le nuove generazioni, alimenta le speranze e le lotte dei popoli oppressi. E poiché non è un episodio, la Resistenza non è finita. Dovunque un popolo lotta per la libertà, là è lo spirito della Resistenza. La Resistenza di ieri continua nella Resistenza di oggi e in quella di domani e di sempre».

Viva la Costituzione! Viva la Resistenza partigiana! Viva il 25 aprile!

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